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solidarietà

Il Gioco Dei Regali: urgenti richieste di consulenze ed incontenibili impulsi a donare. Vuoi partecipare?

Ecco i link delle vostre richieste e dei vostri doni:

Particolarmente urgente: Un oceano di silenzio http://jacopofo.com/node/7493

3 letture tarocchi: http://jacopofo.com/node/6407

Colloqui di psicologia a Bologna: http://jacopofo.com/node/7519

regalo quadri: http://jacopofo.com/node/7484

3 massaggi shiatsu ad Imperia: http://jacopofo.com/node/7169

richiesta di consulenza sessuale: http://jacopofo.com/node/7518

Onesti si nasce? E io lo nacqui!

Due studiosi della Harvard University di Boston, Joshua Greene e Joseph Paxton, hanno chiesto ad alcune persone di fare una semplice scommessa a cui si poteva rispondere “onestamente” o barando, poi hanno monitorato attraverso una risonanza magnetica il cervello dei partecipanti al test e hanno evidenziato che nel cervello dei “naturalmente onesti” non si accendono determinate aree come la corteccia prefrontale, legate alle decisioni e al controllo dei comportamenti.
Secondo i neurologi, tutto questo significa che l'onesta' e' un comportamento di default che non richiede autocontrollo da parte del cervello. I disonesti, invece, devono pensare al fatto se sfruttare o meno l'occasione di imbrogliare e, alla fine, se ne hanno la possibilita', lo fanno.
Insomma, l'onesta' e' una questione di risparmio energetico.
(Fonte: Ansa.it)

Le biciclette in bambu' Zambike

Nei dintorni di Lusaka, Zambia, Benjamin Banda innaffia le piante di bambu'. E' il presidente della Zambike, un'azienda equa e solidale che produce telai per biciclette in legno di bambu'.
Ecologici, a basso impatto ambientale, leggeri e resistenti, i telai Zambike vengono poi esportati e venduti in California e negli Stati Uniti. Per il mercato locale l'azienda produce carretti e ambulanze a pedali, 10 quelle distribuite finora negli ospedali del Paese.
L'idea e' nata in collaborazione con Vaughn Spethmann, giovane californiano, “ma non si e' mai trattato solo di biciclette - spiega Mwewa Chikamba, un altro dei fondatori - cio' che vogliamo e' formare il nostro personale e premiare la loro abilita'. Vogliamo cambiare la loro vita”.
(Fonte: Peacereporter.net)

Last Minute Market

Si tratta di un “progetto di sviluppo locale sostenibile e di responsabilita' sociale d'impresa” che, in pratica, recupera l'invenduto da supermercati, aziende e ristoranti e lo dona agli enti caritatevoli, comunita' di recupero, associazioni, mense per i poveri.
Nel primo semestre del 2009 hanno raccolto prodotti vari per un valore record di 850mila euro: 145 tonnellate di cibo, 22.000 libri, 7.700 euro di farmaci, 23.000 di merce non alimentare.
Il tutto viene distribuito a 70 tra enti e associazioni dell'Emilia Romagna (la sede e' a Bologna).
Non bastasse, il Last Minute Market da' lavoro a 12 persone.
Per maggiori informazioni http://www.lastminutemarket.org/
(Fonte: Ansa)

Il formaggio pecorino di Hebron

La storia di questa settimana e' stata pubblicata qualche giorno fa sul sito internet del settimanale Carta e ci porta nelle colline intorno a Hebron, citta' della Cisgiordania a circa 30 km a sud di Gerusalemme.
In quest'area poverissima e completamente priva di elettricita', acqua e servizi, un gruppo di donne "El Hallabat" (Donne del formaggio) insieme a diversi pastori locali resistono all'occupazione dei coloni israeliani (che di frequente, e con la complicita' dell'esercito, distruggono raccolti e uccidono bestiame) producendo un antico formaggio locale di pecora e capra, che poi viene rivenduto al mercato.
L'intervista che pubblichiamo di seguito e' al pastore palestinese Hafez Huraini, uno dei collaboratori del progetto.
Buona lettura.

Quando e' nata la South Hebron Hills Committee?
Nel ’48 con la creazione dello Stato di Israele il mio paese Garratin fu raso al suolo. Ci ricostruimmo un villaggio chiamato At-Tuwani, dove un tempo c’era un'ampia area per il pascolo. La gente del mio villaggio e quella dei centri a sud di Hebron e' gente semplice, dedita alla pastorizia e all’agricoltura. Dopo che i coloni fondamentalisti avevano avvelenato svariati ettari di pascoli con chicchi d’orzo bolliti in fluoracetamide, fatto morire piu' di un centinaio di pecore e l’esercito distrutto le case e i nostri antichi sistemi idrici, c’eravamo posti il problema di come resistere alle violazioni del diritto umanitario da parte di Israele. Abbiamo scelto la lotta non violenta agendo in ambito legale, con ricorso alla Corte Suprema, ai Tribunali, ai mezzi mediatici. Il Movimento nonviolento dei pastori Comitato delle Colline a sud di Hebron nasce, con l’appoggio degli abitanti del luogo, dentro quell’esperienza.

Quanti i pastori, quanti i greggi?
Siamo trenta pastori con varie greggi per un totale di 1.400 pecore di razza per lo piu' Baladi ossia autoctone del luogo e Assafi cioe' straniere. Mentre le capre, che rallegrano i luoghi con il suono dei loro campanelli, raggiungono i 350 capi tra Baladi e razza Shami, proveniente dall’est della Siria. Ma la transumanza e' scomparsa. Siamo costretti a tenerle ferme sulle stesse colline, mentre prima del ’48 da Garrattin le greggi transumavano fino a Hebron, vasta zona di pascoli.

Che tipo di pascolo offrono le colline di Hebron?

Abbiamo vari tipi di essenze, fiori e cespugli di cui si cibano le greggi grazie anche a un sistema di irrigazione antichissimo: conserviamo cisterne secolari scavate nella roccia, alcune ancora di origine bizantina, per raccogliere l’acqua piovana nel periodo delle piogge che ha inizio a novembre. Abbiamo quindi una autonomia idrica fino a maggio per uomini e animali. Ma pure queste sono a rischio al pari delle grotte millenarie per via dell’esercito israeliano che le distrugge per costruire mega aree per le proprie esercitazioni militari.

E nel periodo di siccita'?
Nella secca le bestie mangiano di tutto, le pecore anche le radici del grano. Teniamo comunque sempre da parte una riserva di raccolto per gli animali e integriamo con una leguminosa locale, con frumento, con orzo che proviene dalla Francia, con mais che proviene dal Canada.

Con mais non Ogm free?
Probabilmente.

Quando cominciate a mungere?
Da novembre fino a meta' gennaio gli animali partoriscono. Allattano i piccoli per 45 giorni, dopodiche' ha inizio la mungitura che dura 70 giorni e la produzione del Laban, il nostro formaggio locale fatto dalle nostre donne.

El Hallabat e' il loro nome vero?
Si', proprio cosi', Donne del Formaggio, sono loro che mungono, che trasformano il latte in formaggio e mia madre Fatma e' tra le piu' brave, colei che insegna e porta avanti la tradizione.

Raccontaci nei dettagli come avviene la caseificazione del latte.
Il latte di pecora unito a quello di capra viene versato, subito dopo la mungitura, in un recipiente metallico e fatto riposare per 24 ore. Poi viene immesso nella Shraa', un otre ricavato da pelle di pecora, in cui rimane sempre un po’ di "madre", cioe' un po’ di latte fermentato della precedente lavorazione. Issato su un tre piedi di legno l’otre verra' sbattuto poi per un’ora. Tolto dall’otre, il latte viene versato in un pentolone e posto sul fuoco per tre minuti a caseificare. La massa separatasi dal siero viene raccolta in un telo di cotone e appesa a gocciolare piu' o meno per cinque ore, per essere poi conservata con del sale per dieci giorni in un contenitore fatto con pelle di animale. Poi la pasta viene mescolata con aggiunta di sale del mar Morto e un po’ di Helby, una spezia locale.

Un formaggio capro-ovino speziato e molto saporito, quindi?
Certo! Che le donne dei villaggi poi modellano con cura in piccole forme piramidali e mettono al sole per una settimana o dieci giorni per conservarle infine nelle Laban Jamid, piccole borse di tela poste in armadi da formaggio, in un apposito luogo della casa per essere poi vendute al mercato di Yatta.

Cosa ha chiesto a chi ha incontrato in Italia e cosa chiede ai lettori di Carta?
Di fare conoscere la nostra storia. Sara' un primo concreto aiuto per tutelare cosi' le nostre famiglie, le nostre case, i campi, l’acqua e i pascoli. La nostra terra di Palestina.

Fonte: http://www.carta.org/campagne/pace+e+guerra/17787

Nel sito, dopo l'intervista che abbiamo pubblicato, troverete anche una petizione per chiedere al Primo Ministro e al Ministro della Difesa d’Israele di fermare le violenze  e tutelare il lavoro delle donne di El Hallabat.

Storie di onesta'

Trento: extracomunitario, disoccupato, trova un borsello con 15mila euro per strada e lo porta alla Polizia.
I soldi sono stati cosi' restituiti al legittimo proprietario, il presidente della Mezzocorona Calcio, che ha poi regalato all'uomo la giusta ricompensa: un terzino sinistro.
(Fonte: Ansa)

Inserimento sociale dei rifugiati politici

Mentre la politica discute del reato di clandestinita' e dei dottori e presidi sceriffi, a Torino e' nato un coordinamento di associazioni che aiuta i rifugiati politici a inserirsi nel mondo del lavoro.
Corso Peschiera: dal 2008 alcune centinaia di immigrati rifugiati di nazionalita' somala, sudanese, eritrea ed etiope vivono in una clinica in disuso.
Via Paganini: stessa situazione in una ex caserma dei Vigili del Fuoco.
Nelle strutture non c'e' acqua ne' riscaldamento, mancano cucine e servizi.
I brevi corsi di italiano e l'ospitalita' per qualche mese nei dormitori offerti dal Comune non sono sufficienti per rendere autonome queste persone, e cosi' e' nato il Comitato di solidarieta', diventato poi Coordinamento nel 2008. Si occupano di incontrare, parlare e conoscere gli immigrati e in base agli studi e alle attitudini inserirli in corsi di formazione ed esperienze lavorative.
La seconda fase prevede invece l'ospitalita' abitativa in strutture gestite dalle stesse associazioni e cooperative.
Finora i risultati sono incoraggianti: a maggio i primi 28 rifugiati hanno trovato lavoro nel territorio piemontese.
(Fonte: Peacereporter)

Storie di ladri

Long Island: incappucciato e sicuro di se' tenta rapina in un negozio di alimentari ma il commesso dietro il bancone estrae un fucile.
Il ladro allora si inginocchia a terra e piangendo lo prega di non sparargli.
Il cassiere, intenerito dalla scena, gli passa 40 dollari, gli stringe la mano e lo invita a uscire.
Scappando il ladro avrebbe esclamato: “D'ora in poi solo banche!”.
(Fonte: Tgcom)

 

PER UN’ETICA DELL’UTOPIA, Alex Zanotelli

LIBRI L'anticasta Marco Boschini michele DottiCarissimi, questo sabato vi proponiamo un brano dal libro “L’Anticasta” di Marco Boschini e Michele Dotti, di cui vi abbiamo gia' parlato qualche settimana fa (http://www.jacopofo.com/anticasta-marco-boschni-michele-dotti-comuni-virtuosi).
In particolare, un brano scritto da Alex Zanotelli, il padre comboniano amato da credenti e non.
Buona lettura!
Dopo il brano il video trailer de L'anticasta

PER UN’ETICA DELL’UTOPIA
di ALEX ZANOTELLI

Credo che il problema centrale della nostra societa' sia il problema etico. Il cuore della nostra crisi e' la mancanza di un’etica sia personale che sociale.
In chiave personale due importanti fattori che hanno giocato un grande ruolo sono: l’egoismo come motore della nostra societa' e la mercificazione degli esseri umani.
La prima e' stata ben analizzata dal grande pensatore e psicanalista Erich Fromm. e' lui che ha definito le societa' occidentali “necrofile”, cioe' amanti della morte.
Fromm afferma che la vita in Occidente e' un grande atto di egoismo. Non facciamo altro che guardarci l’ombelico!
Fromm ritiene che la vita e' bella quando la si dona, quando la si da'. Fromm mette alla base di una sana psicologia il detto di Gesu': “Fratello/sorella, se la tua vita la tieni per te, sei morto! Ma se sei capace di darla, di donarla, sei vivo! (Marco 8, 35)”.
Si e' vivi, gioiosi, felici quando si da' o si dona; si e' tristi e infelici quando ci si rinchiude in se' stessi.
Il gesuita americano padre John Kavanaugh nel suo libro Cristiani in una societa' consumistica, radicalizza l’analisi di Fromm: “La costrizione al consumo e' diventata per noi tanto profonda quanto il bisogno di sopravvivere, perche' il modello consumistico rivela che il nostro stesso essere e scopo sono calcolabili unicamente in termini di cio' che possediamo, sono misurabili soltanto secondo quanto abbiamo e prendiamo.
Noi siamo solo finche' possediamo. Siamo cio' che possediamo, prodotti dai nostri prodotti. Rifatti a immagine e somiglianza della nostra stessa merce. Ci riveliamo essere beni di consumo. L’idolatria esige da noi il suo pieno prezzo, siamo derubati della nostra stessa umanita'”.
E' l’idolatria il nostro vero problema: noi adoriamo un idolo di morte. E noi diventiamo a immagine degli idoli che adoriamo, diventiamo cose, anzi tubi digerenti. e' cosi' che si crea ’O Sistema.
In chiave sociale la mancanza di etica e di morale diventa ancora piu' evidente. Lo afferma con forza l’Alleanza Mondiale delle Chiese riformate nel suo documento di Accra (Ghana) del 2004: “Si tratta di un’ideologia che pretende di non avere alternative, che esige un flusso senza fine di sacrifici da parte dei poveri e del creato. Avanza la falsa promessa di essere in grado di salvare il mondo per mezzo della creazione di ricchezza e di prosperita', pretendendo di avere potere sulla vita ed esigendo una devozione totale, fino ad arrivare all’idolatria”.
Il nostro e' un sistema idolatrico a cui siamo pronti a sacrificare gli esseri umani sia per fame (dieci milioni di morti all’anno), sia per guerra. Siamo oggi disposti a sacrificare anche lo stesso Pianeta (l’incombente crisi ecologica).
Il nostro e' un sistema di peccato, un sistema immorale che ci sta togliendo perfino l’anima.
Dobbiamo scegliere tra la morte e la vita. E questo vale per credenti e non. Le chiese sono convocate a scegliere tra il Dio della vita e un idolo di morte, come diceva Dietrich Bonhoeffer sotto il nazismo. Le chiese devono dire da che parte stanno. Si tratta, come diceva questo grande pastore di status confessionis, cioe' di un articolo di fede.
Lo stesso vale per i non credenti: dovranno dire da che parte stanno. Siamo tutti oggi convocati a scegliere tra la vita e la morte. E non e' piu' sufficiente dirlo con le parole, ma con le scelte quotidiane in campo economico, politico, sociale, familiare. Oggi l’uomo deve fare una scelta epocale.
Finora nella storia vi sono state due grandi correnti: una imperiale e una utopica. Per ottomila anni di storia umana abbiamo conosciuto solo imperi. L’opzione imperiale, che rappresenta la normalita' delle civilta', ha un unico motto: prima la vittoria, poi la pace. La seconda, quella utopica, ha come motto: prima la giustizia, poi la pace o la pace attraverso la giustizia. Siamo giunti a un punto della storia umana in cui l’uomo deve decidere quale strada imboccare. Se continuera' sulla strada imperiale, ci attende la morte (morte per fame, guerra e morte del creato). Sara' capace l’uomo di scegliere la seconda opzione, l’utopia?
Credo abbia ragione padre Ernesto Balducci quando afferma che, come nell’evoluzione umana, l’uomo ha dovuto fare un salto di qualita' per diventare Homo sapiens, oggi deve fare un altro salto di qualita' per diventare Homo planetarius.
E' questa la scelta utopica, e' questo il mondo altro, l’altro mondo possibile.
Pochi l’hanno capito cosi' bene come David Korten nel suo libro The Great Turning: from Empire to Earth Community.
“Il nostro tempo deve scambiare i dolori dell’Impero con le gioie della comunita' della Terra madre. Ci auguriamo che i nostri posteri potranno guardare a questo periodo storico come al tempo della grande svolta, quando l’umanita' ha fatto una scelta coraggiosa per dare vita a una nuova era votata a realizzare le piu' alte potenzialita' della natura umana”.
Perche' questo avvenga, ogni uomo e ogni donna dovranno fare un grande salto di qualita' in umanita' e di totale apertura all’altro. Deve nascere l’uomo nuovo. Ma l’uomo nuovo dovra' poi imparare a tradurre tutta questa ricchezza personale in campo sociale, politico, economico e ambientale. Non possiamo dimenticarci che il personale non e' riconducibile al sociale e il sociale non e' riconducibile al personale. “Le persone creano le istituzioni, ma sono a loro volta plasmate dalle istituzioni medesime” scrive Walter Wink in Rigenerare i poteri.
Noi facciamo il nostro ingresso in un mondo gia' istituzionalmente organizzato, spesso secondo ingiustizia. “Ritengo che all’inizio furono gli uomini a inventare i confini - scrive il poeta russo Yevtushenko - ma poi i confini hanno iniziato a fare gli uomini”.
Sapremo noi fare questo passaggio epocale in tempi relativamente brevi e su scala planetaria? Le sfide per le chiese e le religioni sono enormi. Ce la faranno? Ce la faremo?
C’e' bisogno di una vera rivoluzione spirituale e morale. Dobbiamo farcela. E' questione di vita o di morte per tutti.
Diamoci da fare perche' continui a vincere la vita.
Gia' compaiono qua e la' i germogli di un mondo nuovo, di cui le esperienze raccontate in questo libro sono limpidi esempi.

Per acquistare il libro subito online
http://www.commercioetico.it/libri/altri-autori/anticasta.html

 

Storie di solidarieta'

Una ragazza di Gaeta, aggredita ieri sera all’uscita di un pub, e' stata salvata da due rumeni, padre e figlio, che alla sua richiesta d’aiuto sono intervenuti bloccando l’aggressore fino all’arrivo dei carabinieri.

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