I Romanzi e le storie di Jacopo Fo

Buoni Pompini a tutti.

A proposito del valore umanitario della fellazio, delle sue implicazioni culturali e religiose e del persistente disprezzo verso le donne capaci di donare piacere e delle intercettazione delle conversazioni tra Berlusconi e Confalonieri.

Se avessimo modo di ascoltare le registrazioni dei dialoghi tra Silvio Berlusconi e i suoi ministri e Confalonieri Fedele, potremmo discutere quel che ha detto. Ma Silvio ha deciso che preferisce rinunciare a far sentire queste intercettazioni telefoniche. Quindi possiamo discutere solo di quel che si dice che ci sia in queste intercettazioni. E per inciso vorrei notare che Silvio sta facendo una grossa cazzata perché non pubblicando i testi veri sta dando la stura a una valanga di calunnie e bassezze. E il fatto che preferisca queste illazioni volgari alla verità fa sospettare agli sprovveduti italiani che veramente nelle registrazioni ci siano frasi allucinanti e irripetibili.
Ora quindi, a prescindere dalla verità, che lascia il tempo che trova ormai, vorrei commentare un passo delle intercettazioni fantasma, che viene ammanito su 2000 blog faziosi.
Si tratta di un passo che ha comunque un enorme valore psicanalitico per capire, se non la mentalità di Silvio almeno quella degli italiani che si sono inventate queste parole, cioè si tratta comunque di un indicatore psicologico estremamente interessante.
Secondo i pettegolezzi Silvio, parlando con Confalonieri avrebbe stilato la classifica delle ministre e sottosegretarie più brave a fare i pompini, e siccome risultava che la meno dotata esteticamente fosse la più abile, il Presidente del Consiglio, Cavaliere, Unto dal Signore, conclude ridacchiando: lei è la più brava, più sono cattoliche più sono troie!
Insomma si insinua che Silvio sia un vero Principe.
E qui, ci troviamo di fronte a un caposaldo della cultura italica che unisce buona parte di destra e sinistra.

E meno male che era depresso!

Juan Riveraz, 27 anni, disoccupato, soffriva di depressione cronica. Una malattia che non e' facile che ti venga diagnosticata quando vivi con meno di due dollari al giorno. Generalmente se uno e' povero al massimo gli dicono che e' giù di morale perche' non mangia. Ma Juan Riveraz, da questo punto di vista era stato fortunato. A San Francisco, un villaggio nel Nord dell’Honduras a ovest di San Pedro Sula, sotto La Celba, era finalmente arrivato un ambulatorio gratuito e una giovane dottoressa l’aveva visitato con attenzione, lo aveva ascoltato a lungo e quindi aveva scritto una diagnosi impeccabile.
Ma da li' a poco la vita di Juan avrebbe subito uno scossone. Da anni era fidanzato con Julissa Sasime, una ragazza che amava fin dall’adolescenza, ma senza un lavoro non poteva pensare di mettere su casa con lei. E questo era per lui un ulteriore motivo di tristezza. In un giorno di piogge torrenziali, con le strade diventate fiumi, Julissa, ragazza minuta, scompare. 

Ero morto. A volte mi capita.

Romanzi Jacopo Fo Morbide GalassieMa quella volta li' sembrava fosse in modo definitivo.
E posso dire che e' proprio come dicono quelli usciti dal coma.
Esci dal corpo, sei ancora tu, ma in forma di anima-ologramma. C’e' un sacco di luce. E se non ti spicci perche' sei pieno di attaccamento a causa dei tuoi crimini, arrivano i lupi neri e ti divorano e poi fai una brutta fine, tipo inferno o qualche cosa del genere.
Io sono sempre stato una brava persona, al di la' di qualche scorrettezza sentimentale e di un paio di calci e pugni che ho tirato da ragazzo.
Oddio, una volta avevo un bastone in mano.
Ma poi mi sono pentito sinceramente e per i restanti 30 anni mi sono comportato bene.
Cosi' quando sono morto, dopo le luci da seguire e il coro degli angeli mi sono trovato a Draghistone, come qui chiamano questa parte del mondo dall’altra parte.
Che non e' il Paradiso, come pensano alcuni.
Più che altro e' un mondo parallelo, che vive negli istanti in cui il mondo dove vivevo quando ero completamente vivo in carne ed ossa non esiste (la realta' materiale esiste in modo alterno. Un istante c’e', un istante non c’e'. Quando hai un corpo non te ne accorgi perche' tu ci sei solo quando il mondo c’e' e questo ti da' una sensazione di continuita' dal tempo. Ma e' un’illusione dei sensi).
Nell’altro mondo sei vivo ma relativamente incorporeo.
Ma non e' vero che passi attraverso le pareti. Puoi farlo ma e' estremamente sgradevole e molto pericoloso.
Ma non voglio annoiarti con le questioni tecniche.

Italia, 2010, risolto il problema delle precarie.


Oggi il governo Berlusconi ha promulgato un decreto legge molto atteso.
Si tratta del progetto ormai ben noto con il nome di “Editto delle Precarie”, che prevede che i figli maschi delle mille famiglie più ricche d’Italia sposino ognuno  diecimila precarie a testa.
In questo modo, ha spiegato il Presidente del Consiglio, risolveremo il problema del precariato femminile.
Incrociando gli archivi dell’anagrafe con quelli dell’Erario i tecnici del Ministero del Lavoro hanno calcolato che le mille famiglie più ricche d’Italia abbiano complessivamente 647 figli maschi al di sotto dei 50 anni. Sposando quindi 10 mila precarie ciascuno avremo che 6 milioni e 470.000 precarie non avranno più nessun problema economico.
Eventuali precedenti matrimoni saranno da sommare ai 10.000 che andranno obbligatoriamente contratti.
Al matrimonio possono, ovviamente, accedere invece solo le precarie nubili o divorziate.
Il decreto legge stabilisce inoltre che in futuro tutti i maschi figli delle 1000 famiglie più ricche d’Italia dovranno sposare 10mila precarie il giorno successivo al loro diciottesimo anno.
I 647 figli delle 1000 famiglie più ricche d’Italia non avranno l’obbligo di giacere carnalmente con tutte e 10.000 le spose, in questo il governo Berlusconi ha seguito gli auspici espressi dall’ala cattolica del suo partito che considera eccessivo un accoppiamento con cosi' tante partners e inadatto anche dal punto di vista igienico sanitario.

Canzone elettorale

Vorrei avere una sorella
molto bella
che Berlusconi
la vede e perde i bulloni
dei neuroni.
Perde il controllo
del cervello
perche' pensa solo a quello
e poi telefona a Sacca'.
E gli fa:
Sacca' Sacca'
Trovami una parte per questa qua
Voglio vederla ballare il cha cha cha
a Cinecitta'
Perche' e' morbida come un baba'.
Ah Ah Ah

E Sacca' che fa?
Non resta fisso come un baccala'
Sacca' lo fa. Lo fa, lo fa.
Perche' Sacca' ch’adda’ fa’?
Ch’adda’ fa’?

Vorrei avere una sorella
con le tette gonfie come le vele di una caravella
Una sorella che quando la vede Berlusconi
per poco non gli vengono le convulsioni.
Che a lui le tette
gli piacciono a vagoni.
E poi telefona a Sacca'
E gli fa:
Sacca', mi hai trovato una trasmissione per questa qua?
Ma hai visto che tette che ha?
Sacca' svegliati!
Ah Ah Ah

E Sacca' che fa?
Sacca' lo fa. Lo fa, lo fa.
Perche' Sacca' ch’adda’ fa’?
Ch’adda’ fa’?

(Coro femminile)
Un amore sincero
Pagato in nero
Un rapporto orale
Non e' illegale
Prendi la tangente e fai finta di niente
e' un peccato veniale
La concussione sessuale

Vorrei avere una sorella
Con le tette sode come mortadella.
Che Berlusconi la vede
e si scioglie come pastella.
E poi mia sorella gli dice nell’orecchio:
tesoro non e' che potresti dare un aiutino
anche al mio fratellino?
Cosi' Berlusconi telefona a Sacca'
E gli fa:
Ma lo hai visto questo qua?
Devi farlo lavora'.
Ah Ah Ah

E Sacca' che fa?
Sacca' lo fa. Lo fa, lo fa.

Hai bisogno di un uomo con un colapasta in testa.

Canzone esistenziale

Cosa ti serve in questo momento?
Qual e' la tua esigenza primaria?

Hai bisogno di un uomo con un colapasta in testa.
L’anima
Triste e tesa
Piena di rabbia
Ti senti in bocca la sabbia

Sono qui da molto tempo
Ho visto bene
Come gira
e va male

Ci sono troppi tipi tristi
Con i musi lunghi e mesti
Troppa paura
La faccia scura
La bocca dura
La testa piena di mura

Al mondo ci sono troppi fuori di testa
che hanno paura della festa

mangi pasta e paura
coi morti in tv
poi senza droghe
non dormi piu'

Ma adesso basta
Basta con la pasta adesso
Basta con la solita minestra
Voglio solo sesso adesso
Sesso e basta

Mi metto in testa
Lo scolapasta
Mi vesto come un rasta
Vado per la strada e ballo
e abbraccio
la gente
che passa

(coro)
la lotta ti chiama
la lotta totale
contro questa torre del male
mala gente che non ride.

Salva la bimba che piange perche' ha fame,
ferma la bomba che cade sulla scuola.
Usa la lotta che ride 
La lotta che scherza
che non si prende sul serio
La lotta che pensa piano
La lotta con un fiore in mano
La lotta che non fa male
La lotta che non soffre
La lotta che rimbalza
Che cade e si rialza
E canta
La lotta
che toglie la paura dalla terra
perche' e' la paura la madre della guerra
le persone serie
sono la peste
le nostre bombe sono le feste!

La lotta che non cambia
un re con un altro
questa e' la lotta che cambia
la forma della mente
mangi pasta e paura

L'ultima domanda era sbagliata. Capitolo secondo

Jacopo Fo
C'e' chi sbaglia le risposte e chi sbaglia le domande. Io sbaglio comunque.

Capitolo secondo

Quando, ore dopo, giungemmo alla Fondazione ero completamente pazzo di lei.
Ma dovetti rimandare gli sviluppi del mio corteggiamento e rintuzzare la mia esuberanza perche’, quando scendemmo dal piccolo autobus che era venuto a prendere alla stazione di Magione noi due e un’altra decina di nuovi arrivati, ci trovammo nel pieno di un’emergenza.
La Fondazione si trova sul fianco di una collina, in mezzo ai boschi, una decina di costruzione di pietra o intonacate e ricoperte di pitture e due cupole, anch’esse intonacate e dipinte.
Ci ero gia’ stato una volta e me la ricordavo come un posto tranquillo. Ora molte di persone, almeno un centinaio, stavano, con la faccia tesa, di fronte alla costruzione principale, la cupola che ospitava la palestra. Alcuni urlavano, altri cercavano di calmarli.
Ci avvicinammo chiedendo cosa fosse successo. Un ragazzo con i capelli castani da rasta ci informo’ della situazione: “Un pazzo ha sequestrato Laudadio, ha una pistola e minaccia di ucciderlo se non ci impegniamo a costruire la sua invenzione.”
Laudario era il rettore della Fondazione, avevo letto un paio di suoi libri ma non lo avevo mai incontrato. Proprio in quel momento si intensifico’ il vociare nel punto di quell’assembramento. Dal tono delle voci ebbi la sensazione che fossero raccomandazioni. Poi quattro ragazze si allontanarono dirigendosi verso una casetta dipinta che stava a fianco della cupola.
Calo’ il piu’ totale silenzio.

L'ultima domanda era sbagliata.

Jacopo Fo

C'e' chi sbaglia le risposte e chi sbaglia le domande. Io sbaglio comunque.

Retrocopertina
C'e' un miliardo di esseri umani da salvare ma non sembra che a molti interessi riuscirci veramente.
Soprattutto quelli disposti a qualunque cosa per un brevetto, compreso violare tutti e 10 i comandamenti in modo fazioso e umido.
Il momento e' topico. Le ragazze sotto sono tutte nude e gli ormoni fanno strani scherzi ai maschi.
Ma io riusciro' a portarti via di qui.
Saliremo in macchina e andremo dritti fino a quando non si staccheranno le ruote.
Lo faremo perche' e' scritto e perche' non c'e' nient'altro che desidero.
E sono disposto a tutto fino all'ultimo respiro.
Da quando ti ho incontrata ho finalmente scoperto qual e' la domanda.
Per le risposte abbiamo tempo da qui all'eternita'.

THRILLER

La ragazza con i riccioli rossi...

... fece scivolare il labbro inferiore sotto gli incisivi. Il suo viso esprimeva una tensione assorta. I numeri che scorrevano sul computer dicevano una cosa soltanto: la situazione stava per assumere una conformazione geometrica disastrosa.
Socchiuse gli occhi, passo' la lingua sul labbro inferiore. Un movimento che Paolo Carmassi ebbe a descrivere poi in una poesia che diceva: "Quando con la lingua passi sulle labbra, il tempo si ferma chiedendosi cosa succedera'...".
La ragazza, Anna Vitali, prese il microfono del pc e chiamo' un numero di Skype.
Franco Matarazzi si chiese se era abbastanza pettinato mentre rispondeva. Si guardo' nell'icona della videochiamata e capi' di essere quasi impresentabile, si ravvio' i capelli rassegnato. Non sarebbe mai riuscito a sedurre quella ragazza.
Anna invece era impeccabile mentre gli diceva: "Ho implementato tutti i dati, gli scambi commerciali, le percentuali di consenso col governo, i numeri dei votanti al parlamento e quelli degli incidenti stradali. Ho battuto cifre per tutta la notte. Non ne viene fuori niente di buono."
"Cosa c'e' che non va?"
"Le percentuali di frequenza dei numeri... Conosci l'algoritmo di Roches..."
Franco Matarazzi non ne sapeva niente ma si sarebbe fatto uccidere piuttosto che ammetterlo: "A quale parte ti riferisci?"

Cronache terrestri

Alieni in salotto
Era un piccolo alieno di colore verde, a forma di barattolo. Era alto un metro e venti centimetri.
Da giorni girava per le strade parlando con i terrestri.
"Sono un extraterrestre, provengo da XWWYPPEL, sono giunto fino a voi per regalarvi una portentosa tecnologia in grado di liberarvi dall'inquinamento e fornirvi energia pulita in quantita' illimitata."
Lui diceva cosi' agitando quelle sue pseudobraccia a tubo. Ma le persone non gli davano retta. "Si rivolga al governo, io non ne so niente."
Provo' anche a telefonare al Presidente del Consiglio ma non rispondeva mai nessuno.
Una sera il piccolo extraterrestre a barattolo si trascinava sconsolato sulle sue tre rotelline quando, attraversando un parco, vide una ragazza e senti' nel suo piccolo cuore che poteva essere la persona giusta.
Lei era seduta su una panchina. Lui si avvicino' e disse: "Sono un extraterrestre, provengo da XWWYPPEL, sono giunto fino a voi per regalarvi una portentosa tecnologia in grado di liberarvi dall'inquinamento e fornirvi energia pulita in quantita' illimitata. Sono giorni che lo dico a tutti i terrestri che incontro ma nessuno mi da' retta, ho telefonato tante volte al governo ma non risponde nessuno, sono proprio sconsolato. Ho bisogno di affetto. Non e' che mi porteresti a casa tua?" La ragazza strabuzzo' gli occhi. Non poteva credere di avere di fronte un extraterrestre.
Alexis 2, cosi' si chiamava il barattolo di un altro pianeta, intravide una possibilita': "Lavo i piatti, spazzo per terra e faccio le lavatrici."
Dopo un istante di perplessita' la ragazza chiese: "Stiri?"
"Certo, stiro a vapore e so fare anche il plissettato!"
"Va bene." Acconsenti' la ragazza.

Rosalia Sigfredi fu subito entusiasta delle capacita' dell'extraterrestre Alexis 2.

Storie di boschi incantati , D'Alema, energia rinnovabile

Stamattina mi sono svegliato e sono uscito a raccogliere un po' di legna.
Il bosco e' pieno di tronchi da ammucchiare e poi da caricare sul trattore. Legna piccola, gli alberi grossi non li tocchiamo.
Appena posso vado nel bosco un paio d'ore a sudare lanciando legna. Per lo piu' il bosco e' ripido e con un solo lancio riesci a fargli fare un bel tragitto.
Ero li' che facevo la catapulta umana quando sento un ramo che si spezza dietro di me. Mi giro aspettando di vedermi davanti i soliti diciassette cinghiali, praticamente domestici visto che da mesi i cacciatori gli danno da mangiare tutti i giorni per poi ammazzarli meglio a settembre.
Invece vedo una ragazza con la pelle color crema e un pareo rosa, a fiori.
Le dico: "Salve".
Lei mi guarda. E' molto giovane. I capelli castani.
"Sei un boscaiolo?"
"A tempo perso."
"Ma comunque sei un boscaiolo?"
Intanto che parliamo si avvicina. Si muove con una grazia deliziosa.
Ha la bocca disegnata con le labbra piene.
Parla con le esse leggermente sibilate e le erre ben pronunciate. Ma non ha una voce leziosa. Sembra decisa. Decisamente graziosa.
"Questo bosco e' tagliato bene. Non avete fatto come gli altri che tagliano gli alberi grandi. Voi avete solo tolto gli alberi piccoli dove ce n'erano troppi. E avete lasciato gli alberi morti. Questo e' molto utile per gli insetti."
Pensai fosse un'ecologista studentessa di botanica. Le dissi che condividevo il suo punto di vista.
Poi lei disse: "Una volta questi boschi erano molto grandi, gli alberi erano tutti alti piu' di 15 metri, querce secolari, faggi imponenti." Non poteva avere piu' di 25 anni ma ne  parlava con tale passione negli occhi che sembrava che avesse proprio visto quegli alberi.
"Io e le mie sorelle adoriamo gli alberi."
Cosi' mi trovai a raccontarle di come io mi fossi trasferito qui a vivere proprio perche' adoro i boschi. Parlare dei boschi mi appassiona.

Oltre i Tarocchi, Kabala, I King. ascolta la saggezza dello Zen. segui la via del Tao. Scopri la tua leggenda personale.

Godolo
L'Oracolo Taoista.
di Jacopo Fo

Su http://www.enciclopediauniversale.it/secondolivello/pianeta/oracolo.html trovi Godolo.

Un consigliere a tua disposizione 24 ore su 24. Entra nella pagina e clicca sulla bocca dell'oracolo. Il misterioso saggio può raccontarti una storia che ha molte analogie con la situazione che stai vivendo adesso o fornirti un responso.
L'Oracolo conosce molte storie e ha un libro sulla saggezza scritto apposta per te.
E ogni volta che torni a trovarlo avrà nuove storie e consigli differenti.
L'Oracolo è un labirinto di parole e immagini che ti fanno da specchio. Puoi perderti dentro questo labirinto e trovare così qualche cosa che cercavi.
L'oracolo gioca con te ma è un gioco estremamente importante. Consultalo con la giusta propensione di spirito. L'Oracolo risponde in modo stupido a chi gli manca di rispetto.
Ora hai un nuovo amico che vive nel mondo che non c'è.
Attenzione: nella pagina dell'Oracolo, se cerchi un altro punto linkabile, trovi il passaggio per entrare nel Secondo Livello della Città Segreta. Puoi fare un lungo giro scoprendo luoghi dove i sogni e la realtà si incontrano. Risolvi gli enigmi e trova i punti linkabili per compiere l'esplorazione fino in fondo.
E siccome oggi mi sento buono, ti dico anche che se non riesci a superare il primo labirinto puoi partire dalla mappa del Secondo Livello (http://www.enciclopediauniversale.it/secondolivello/pmdett.html): qui prendi l'astronave, trova il messaggio in una delle cabine del corridoio (attenzione l'astronave porta anche nel Labirinto degli

Il complotto dei palazzi di Mosca e un nuovo ingresso alla Città Segreta


Clicca sull’immagine per entrare in un’altra zona della Città segreta (il Deserto degli Enigmi del primo Livello).
Segui la ragazza fino al corridoio pieno di donne discinte. Lì ci sono delle porte, una di queste ti fa accedere a una stanza nella quale trovi il link per l’ingresso della Città Segreta. A giorni sarò in possesso dell’indirizzo del mitico Terzo Livello, quello che richiedeva la Prova della Foto Magica per entrare… Ora sarà aperto.

PER VEDERE IL RESTO DEL FUMETTO E SAPERE COME MAI MI TAGLIO I CAPELLI IIN MODO STRANO CLICCARE "LEGGI TUTTO" SCRITTO IN ROSSO IN FONDO A QUESTO TESTO.


Sono qua tra Cassiopea e Woodstock, e proprio qua ho scoperto qual'è il fulcro, il totem, del complotto dei Grog!
A Mosca esistono 7, le Seven Sisters, (i moscoviti li chiamano Vysotki) orrori architettonici costruiti da quel maniaco satanista di Stalin. Uno di questi è il palazzone del ministero degli esteri (nome in russo Здание МИД).
Questa costruzione agghiacciante si trova in fondo a via Arbal, venendo dal centro, a sinistra. Ed è completamente ricoperto da falci e martello, orrende, scolpite al contrario rispetto al verso normale. Ed è da questo che ho capito che si trattava di segni tracciati dai Maghi Neri. Anche la folle metropolitana di Mosca fu costruita seguendo calcoli cabalistici improntati al sostegno dell'Entropia e al progetto di limitazione dell'evoluzione umana (vogliono fermare l'imminente Rivoluzione dello Spirito).
Si narra di scontri violenti fra la Polizia Segreta e i suoi architetti satanici e un piccolo gruppo di seguaci della Grande Madre, che sacrificando molte vite riuscirono a deformare leggermente i percorsi dei tunnel e l’inclinazione dei muri, creando errori e discrepanze aritmetiche che vanificarono alchemicamente il progetto originario, invalidandone la forza distruttrice e determinando la morte del dittatore sanguinario. Ma a Mosca i Grog hanno ancora un caposaldo, il Palazzo del Ministero degli Esteri. Poco fa ho incontrato Katrina, al Bar Dove Passano Tutti, è una delle donne che persero la vita per contrastare gli assassini comandati da Beria. Lei mi ha detto: “Fatti un giro su internet. E cerca le immagini di quel palazzo. Ne troverai a decine. Ma nessuna, bada, nessuna, mostra chiaramente l’immagine di quelle orrende falci e martello. E’ strano, perché sono veramente incredibili. Ci sono in rete migliaia di foto di Mosca. Nessuno che abbia pubblicato una foto di quei fregi! Come te lo spieghi?”

Ottimisti dal mondo dei sogni


Se dai un'occhiata al sondaggio che abbiamo fatto in questi mesi sul futuro della nostra societa' (http://www.jacopofo.com/?q=node/2263#new) scopri che circa il 60% delle persone che frequentano il blog crede che il futuro sara' uguale o peggiore.

Gli ottimisti non solo sono pochi ma anche poco ottimisti visto che solo un terzo spera in un cambiamento culturale entro i prossimi cinque anni. Gli altri lo vedono molto piu' lontano: 10 o 20 anni. E visto che il nostro blog e' un posto per claun, comici e giocherelloni, sono convinto che sia anche frequentato da persone piu' ottimiste della media... Il che mi fa sospettare che se sottoponessimo queste domande a un campione medio di cittadini otterremmo risposte ancor meno fiduciose sulle possibilita' di cambiamento.
Chi inizia a usare l'ultimo ritrovato del pensiero moderno, un approccio olistico (globale) alla realta', sospettera' che questo pessimismo sia parte delle cause che provocano la pessima situazione del pianeta. E in effetti sono convinto che dietro l'odioso persistere dell'attuale sistema ci sia anche il modo di vedere della maggioranza dell'umanita', convinta che non sia possibile niente di meglio.
Molte persone accettano le guerre, la violenza, l'alienazione e la poverta' e fanno poco per cambiare non perche' non sentano dolore per come stanno le cose ma perche' sono convinti dell'impossibilita' del cambiamento. Da anni mi scervello cercando di dimostrare che questa idea e' sbagliata.
Stamattina, mentre nei miei sogni camminavo su un fiume insieme a www.angese.it, mi e' venuta un'idea per tentare di convincere i pessimisti (nei sogni generalmente volo poco ma passeggio molto sull'acqua). Spero di poter provare, in poche parole, che il mondo migliora. E pure velocemente.

Le confessioni di Michele Lanzacurte

Grazie zia.
Lanzacurte, un uomo che di mestiere risolve i problemi degli altri. Se ci sono abbastanza soldi per farlo.
di Jacopo Fo
 
Mi chiamo Michele Lanzacurte e per vivere a volte risolvo i problemi della gente. Non ho una ditta. Neanche un ufficio. E la mia professione non ha nome. Lavoro per gente che non fa caso a certe formalità. Diciamo che mi sono fatto un nome negli anni.
 
Stavo camminando, sotto il sole di questo autunno, in direzione del mio bar preferito, dove ogni mattina mi rintano in una saletta a meditare sullo schifo del mondo e a pregare per le speranze dell'Umanità mentre leggo un giornale scritto da giornalisti con l'anima in riserva e la coscienza nel buco del culo.
Un rito quotidiano che cerco di dimenticare una volta uscito dal bar.
Quando sono lì nessuno mi disturba. Davanti alle brutture del mondo divento scorbutico.
Comunque fu proprio lì, nella mia saletta, che entrò un uomo sui sessanta, vestito con eleganza ma senza ostentazione.
"Ci sta solo lei in questa saletta?"
Lo guardai.
"Sì. Di notte ci bivaccano i ragazzi che vanno a ballare al Red Zone. Ma di giorno non ci viene nessuno."
"Ah" fece il tipo come se fosse stata una scoperta di una qualche importanza. Dopo qualche istante di attesa aggiunse: "E' lei Lanzacurte?"
"Sì."
"La cercavo."
Aspettai guardandolo in viso. Non bisogna mai parlare troppo se vuoi venderti bene.
"Avrei un lavoro da proporle... Se ho ben capito lei è uno che risolve i problemi." Annuii. Faticava a parlare. Peggio per lui.
"Mi chiamo Fabio Filippetti. Posso sedermi?" Feci di sì con la testa.
Appoggiò i manoni sul tavolo. Era uno che nella vita non aveva sempre fatto il ricco.

Niente è impossibile quando hai abbastanza pallottole. (La volta che ce la prendemmo con quelli più grossi di noi)

Un altro caso impossibile di Michele Lanzacurte, investigatore privato. (Per leggere tutto il testo clicca su "leggi tutto" scritto in rosso in fondo a questo testo.)
Stavo camminando per il centro di Reggio Emilia. Sembra di stare su un altro pianeta. E’ tutto pulito in modo allucinante e la gente cammina per strada come se scippatori e sgozzatori non esistessero. Un sacco di biciclette e tutti si salutano. Probabilmente il sindaco fa mettere della droga nell’acqua dei rubinetti. Oppure sono una colonia di marziani. Ero proprio davanti all’Hotel della Posta quando mi avvicina una ragazza di quelle che cerchi di capire dove hanno un difetto per tranquillizzarti. La bellezza totale è ansiogena. “E’ lei il signor Lanzacurte?” Cioè, non voglio dire che ero lì in incognito, stavo andando da un cliente che sta proprio due portoni più avanti, ma un po’ mi stupì essere fermato in mezzo alla strada da una persona che sapeva chi fossi… Ammisi la mia identità. Lei mi sorrise:”Sono Annapaola Ferlinghetti. Lei aveva un appuntamento con mio nonno… Vuole seguirmi?” La seguii. O meglio la affiancai. Iniziò a percorrere le stradine lunghe della zona, svoltando e risvoltando come se avesse perso il senso dell’orientamento. “Mi deve scusare, ma mio nonno è un fanatico della sicurezza. E siccome io lo rispetto mi adeguo anche se sinceramente mi sembra un po’ eccessivo… Ultimamente ha proclamato un allarme rosso e tutta la nostra vita sta diventando complicata.” Aggiunse un sorrisino, quasi volesse scusarsi. Poi passò un ragazzino in bicicletta con un caschetto in testa, giallo. Mentre ci superava disse a mezza voce: “Nessuno in vista.” Poi svoltò alla prima a sinistra scomparendo. Lei mi guardò: “Mio cugino… Adesso possiamo prendere la macchina.” Entrammo in un palazzo, attraversammo un cortile e poi un altro.

Prefisso per l'Inferno.(Dio non perdona i telefonisti)

Un racconto thriller di Jacopo Fo

Per leggere tutto clicca sulla scritta in rosso, in fondo: Leggi tutto.
Sterminati panorami di desolazione galleggiano sulla nebbia chimica che avvolge la citta'. Un muratore su cinque tira cocaina. E poi ti stupisci se vengono giu' i palazzi. Mi chiamo Michele Lanzacurte. Di mestiere faccio l'investigatore privato.
E sono incazzato perche' Tronchetti si e' comprato Telecom prendendo i soldi in prestito. Facile! Volevo farlo anch'io ma nessuna banca mi aveva voluto prestare una decina di miliardi di euro.
Le solite cazzate... A me hanno chiesto le garanzie per prestarmi 10 mila euro. Bastardi!
Pero' questa storia che io non avevo potuto comprare la prima azienda telefonica italiana mi brucia. Perche' io no? Io o un qualunque muratore che si fosse tirato troppa coca... Perche' un po' di mania di grandezza ci vuole per comprarsi tutti quei cavi con 80 mila operai intorno.
Ma forse e' sufficiente che vai in banca, fai vedere quanto e' bella Afef e quelli se ne vengono nelle braghette e ti danno tutti i soldi che vuoi.
Insomma, ero irritato con Tronchetti. E avevo giurato che se i suoi dipendenti avevano spiato anche me lo avrei decapitato con la seghetta del mio coltellino svizzero. Un lavoro lungo e sporco. Non me ne fotte un cazzo se lui era il mandante delle intercettazioni o no. Cazzo, questo mondo annega nella mancanza di senso della responsabilita'. Qualunque imbecille puo' dire "io non sapevo" e finisce li'. No testina, la Telecom e' tua e tu paghi i danni!
Insomma, ero incazzato. Cosi' accolsi come un segno di Dio il fatto che Guido Rossi mi stesse davanti, col suo sorriso pacione, e mi stesse offrendo mille euro al giorno piu' le spese.
Voleva un'indagine riservata.

La storia della domenica: I mostri di Zanfatrax


I mostri di Zanfatrax di Jacopo Fo
L'esercito di Zanfatrax avanzava coprendo la pianura col frastuono dei tamburi e le grida degli uomini. Quanti erano? Giacomo Longozzi, il fornaio, aveva detto che erano almeno un milione. Aveva passato la notte a spiare i loro accampamenti. Avevano armi di ogni tipo. Dalle balestre ai bazooka. Cannoni, mitragliatrici, catapulte, alabarde, carabine e bottiglie incendiarie. Noi eravamo in 25, asserragliati nella chiesa di Santa Cristina Martire. Piu' che chiederci come avremmo potuto resistere ci domandavamo perche' quell'orda di demoni perdesse tempo a spazzarci via. "Non ha senso! Hanno deviato la loro marcia verso Roma, hanno percorso 50 chilometri in piu' solo per venirci a ammazzare?" Si lamento' Osiria Frazzetta, maestra elementare comunista. "Ci dev'essere qualcuno di noi che li ha fatti incazzare veramente..." Riflette' Paolo Mussi.

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